21/12/2015, 00:28





 E’ da qui che vogliamo partire, ed è esattamente lì che vogliamo ancora arrivare in un gioco caleidoscopico di visioni e pensieri, dove la realtà non deve mai vincere sulla fantasia, e la fantasia deve essere sempre al servizio della realtà: perché l



E’ da qui che vogliamo partire, ed è esattamente lì che vogliamo ancora arrivare in un gioco caleidoscopico di visioni e pensieri, dove la realtà non deve mai vincere sulla fantasia, e la fantasia deve essere sempre al servizio della realtà: perché le distorsioni, se esistono, non devono creare mostri, ma solo momenti di rottura dentro i quali coltivare giardini, ascoltarsi come musica, confrontarsi, ritrovare sé stessi. Ripartire. Dunque abbiamo scelto Kairòs, per dare senso e titolo a questa avventura, e per ribadire con convinzione che le parole hanno un significato preciso e responsabilità insite dalle quali non possiamo fuggire. Kairòs, preso in prestito dai greci antichi, come il tempo opportuno, il tempo debito, occasione offerta dove la nostra quotidiana esperienza può trovare un’occasione per tornare a manifestarsi: il tempo dove la parola si incontra con l’ascolto senza fraintendimento, in una esatta coincidenza, in contrapposizione al più percettibile Kronos, "ieri, oggi e domani", l’eterno rivale. Vogliamo lanciare una sfida: scommettere nel tempo cairologico, esteso, nel quale "qualcosa" di speciale accade. E farci aiutare dalla parola, e da chi la usa in quanto essere speciale. Nella lotta tra kairòs, lo spazio sospeso, e chronos, la logica sequenziale, kairòs è sempre stato perdente. Ed è da questa sconfitta che la parola cessa. Dobbiamo tornare a riappropriarci di un tempo non cronologico e di dare dignità alle parole come solo strumento che abbiamo per arginare questa orgia prolissa, consumistica e ciarliera in cui ci stanno richiudendo: gabbie umane dentro le quali passano rancio scadente e fetido, in cui tutto è illuso, confuso, imposto, drogato, corrotto. Il nostro kairòs è l’attenzione alle sfumature, i particolari, le pause; è una porta sempre aperta, il dialogo, l’incontro; è condivisione, ricerca, accoglienza. Il nostro kairòs è un ponte ed è femmina


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