10/04/2016, 14:20



Marmo


 A Foggia, città dove per anni ho lavorato, studiato e dove, forse, ho anche vissuto, in una stradina nelle vicinanze della facoltà di Lettere c’è una stele. In quel punto c’era un carcere e in quel carcere fu brevemente rinchiuso Antonio Gramsci pri



A Foggia, città dove per anni ho lavorato, studiato e dove, forse, ho anche vissuto, in una stradina nelle vicinanze della facoltà di Lettere c’è una stele.  In quel punto c’era un carcere e in quel carcere fu brevemente rinchiuso Antonio Gramsci prima di essere trasferito in quello di Turi.

Sono passato spesso da quelle parti, andavo a studiare dopo il lavoro, a volte nonostante il lavoro. L’ho osservata diverse volte quella stele; ci ho riflettuto.

Turi, Foggia, terre tra le più disperate d’Italia al quel tempo. Patria di emigrazioni transoceaniche fino agli anni ’50 e di trasferimenti di massa al nord negli anni del boom industriale. Gramsci conosceva bene quelle terre. 

Studiosi con letture più sagge e complete delle mie ci confortano su quanto le conoscesse.  Gramsci poi conosceva bene la Sardegna, primo sud del nord, e così Gramsci parlò del sud. Gigi Di Fiore cita Gramsci in libri ed altri interventi, parla di brigantaggio e risorgimento ed io vado a rileggermi un brevissimo scritto del nostro, riportato su "La questione meridionale" e scritto per il "Il grido del popolo" (1 Aprile 1916). Tratta di mezzogiorno e guerra. 

Mi sforzo di reincasellare le mie conoscenze scolastiche e soprattutto non scolastiche su Gramsci.

Ripercorro le polemiche sullo "Spirito" di Croce, l’affermazione della concezione dialettica della storia, il valore della prassi e l’enorme lavoro di sottolineatura della sovrastruttura culturale così facilmente liquidata anche dai marxisti ortodossi. Gramsci non accetta schemi, idealisti o positivisti che siano, la prassi è regina come e più della teoria. Gramsci conosce il potere della cultura ed il valore dell’uomo, ed anche il suo disvalore.

E così rileggo. Fatelo anche voi. Rileggete questo testo, rileggete anche gli scritti sul risorgimento. Riflettiamoci su, perché quanto ne ricaviamo è illuminante.  Ma eccolo, il dubbio. Gramsci, come chiunque, poggiava le sue riflessioni su un pezzo, per quanto grande, di realtà e storia, quello che conosceva. 

nE sulle differenze tra nord e sud aveva un quadro preciso, ma se potessi gli chiederei di spingere, alla luce di tanti dati economici e storici ora e non allora disponibili, trama paradossale del tempo, ancora di più la sua riflessione su alcuni pensieri:  Quanto l’Italia fu il risultato non eccelso anche di un imperialismo ’di sinistra’? 

Quanto l’originale programma cavouriano pesa ancora sulle condizioni socio-economiche del sud?  

Quanto invece agevolò lo sviluppo industriale della Regione Lombardia l’appartenenza all’impero centrale e la vicinanza ai mercati nord europei, in una parola la sua accezione meno italiana? Rifletto sull’attualità di questi quesiti e su quanto possano spiegare l’Italia di oggi; e ricordo: "Il Mezzogiorno non ha bisogno di leggi speciali e di trattamenti speciali.  

Ha bisogno di una politica generale, estera ed interna, che sia ispirata al rispetto dei bisogni generali del paese, e non di particolari tendenze politiche o regionali". 
Cent’anni! e sembra scritto oggi! 


1
Create a website