15/02/2016, 17:06



Dalla-Colonia-Penale-di-Gea


 Caro Philip, E’ la prima volta che provo a scriverti, da quando ti hanno lasciato andare e sei tornato in madrepatria, libero. Ho conservato con molta cura i tuoi scritti, tanti, che in oltre quarant’anni del tempo di questo pianeta non sono ancora r



A Philip Kindred Dick 
Al di là del confine 
delle colonie Iperuranio

Dalla Colonia Penale di Gea, 
Terzo pianeta del sistema Helios, 
Anno di grazia 2016, Gennaio

Caro Philip, 

E’ la prima volta che provo a scriverti, da quando ti hanno lasciato andare e sei tornato in madrepatria, libero. Ho conservato con molta cura i tuoi scritti, tanti, che in oltre quarant’anni del tempo di questo pianeta non sono ancora riuscita a leggere tutti. Mi fanno compagnia, mi aiutano a ricordare Iperuranio, mi sono utili per capire come funziona questo sistema di detenzione. 
Sai, il cielo oramai ha assunto il colore costante raccontato da "Ma gli androidi sognano pecore elettriche?", quel tuo lavoro che si è prestato per base di sceneggiatura, alla quale hai collaborato, di Blade Runner. Tu non hai potuto vedere il film finito, perché ti avevano finalmente richiamato a casa. E’ venuto bene.

Ha avuto molto successo tra una parte dei detenuti ed i gestori della colonia sono stati felicissimi per gli introiti monetari incassati. Ricordi? Qui si usa ancora il barbarico sistema monetario e finanziario: così regolano tutte le transazioni umane. Un altro grande successo è stato "Minority Report". 
Un’altro film tratto da un tuo racconto degli anni ’50 ed ispirato ad una tua grande invenzione, i pre-cog, i precognitivi, quelli che vedono il futuro e sono un’arma nelle mani dei potenti del presente.

In realtà i gestori della colonia non hanno a disposizione dei veri precognitivi, ma sono molto furbi e si sono inventati dei sistemi per creare realtà parallele, le chiamano mondi virtuali, in cui chiudono, una volta finito il turno di lavoro, senza bisogno di catene fisiche, una bella fetta di detenuti, che in questi mondi virtuali sognano, lottano per la propria liberazione, sfogano senza danni effettivi i loro peggiori istinti. Insomma vivono senza vivere.

Chiaramente anche questa bella invenzione è altamente renumerativa per alcuni gestori perché senza averglielo detto, fanno lavorare i detenuti anche in quello che dovrebbe essere il loro tempo libero. Quello che mi fa più compagnia, però, quello che ho amato di più, resta "L’uomo nell’alto castello", perché ciò che ci raccontavi in quel libro somiglia tantissimo a quello che sta succedendo. Ti immaginavi che la seconda guerra mondiale fosse stata vinta dai gestori tedeschi e giapponesi, gli italiani non contavano, grazie ad un regime ridicolo anche nel romanzo, e non dai gestori alleati ai sovietici.

Ci raccontavi di Gea governata da una ristrettissima élite, amante dell’arte, detentrice della conoscenza e della forza militare. Una élite, che, ad un certo punto, decide lo sterminio degli africani, perché il loro continente serve a nutrire il proprio mondo, anzi, ad esser precisa, le risorse dell’Africa servono a non cambiare il funzionamento del proprio mondo.

Tanto, pensano, gli africani non sono umanità, al massimo si possono considerare una specie di primati un po’ più evoluti. E’ strano, Philip, perché in realtà quella guerra fu vinta dai gestori buoni, quelli che regalavano da mangiare cioccolato e farina. Mi dà una sensazione di sbandamento constatare che il progetto dei gestori cattivi sia sopravvissuto alla loro sconfitta militare.

Ti dico questo perché oramai da qualche decennio arrivano sulle coste di questa parte di Gea i disperati che raccontano orrori tremendi, seppur si salvano da viaggi terribili: scappano da fame, guerre, genocidi. Chissà cosa avresti pensato di questi giorni da fine impero. Avresti provato una soddisfazione egocentrica per aver centrato tutte le pre-visioni? 
O l’orrore e la pietas ti avrebbero raggelato? 

Cosa ci avresti raccontato sulla fine della storia di questa colonia penale? So che non puoi rispondermi, Iperuranio è così lontana. E allora cerco, cerco tra le tue cartene trovo uno dei tuoi pochi racconti a lieto fine. 
Lo sai, sono ottimista nonostante tutto, romantica perfino. Il lieto fine mi è sempre piaciuto, fin da quando mi lasciarono qui, forse perché allora era meno buio di adesso, mi sembrava anche bello, dono dell’incoscienza.

In quel racconto l’umanità viveva sepolta nelle viscere di Gea perché i gestori avevano scatenato la terza guerra mondiale che aveva reso l’ambiente invivibile, avvelenando aria, acque, terre. Erano stati lasciati in superficie a fare materialmente la guerra alcuni androidi molto evoluti; talmente evoluti che avevano smesso di fare ciò per cui erano stati programmati e semplicemente avevano ripulito Gea, ingannando gli umani con ricostruzioni belliche costruite a tavolino, filmate e mandate giù.
 
A quei pochi umani che riuscivano a risalirene si rendevano conto di come stessero realmente le cose, riservavano il trattamento dovuto: li educavano alla coesistenza, li rendevano individui adulti. Sono molto stanca, Philip e chiudo qui questa mia prima missiva. Spero che riuscirai a leggerla, magari insieme a Timothy, che ti prego di salutarmi.  Un abbraccio da Gea.
Tua  Antiope.


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